storia

Ricordo di Bruno Trentin

 

La Fondazione Nazionale Giuseppe Di Vittorio, con la Cgil e la Fiom nazionale il 24 novembre a Roma hanno organizzato un convegno in memoria a Bruno Trentin, segretario generale della Fiom dal 1969 al 1977 e della Cgil dal 1988 al 1984. Bruno Trentin e morto a Roma il 23 agosto 2007.

Trentin è stato tra i più importanti dirigenti e segretari generali della Fiom nazionale a partire dalla primavera sindacale dell'autunno caldo del 68-69. E' stato il protagonista della esperienza dei Consigli di Fabbrica e della unità sindacale con l'esperienza della Federazione Lavoratori Metalmeccanici e delle lotte sindacali degli anni 68/69 e '70. Nel 77 lascia la fiom e va alla segreteria nazionale della Cgil per diventarne il segretario generale nell 1988.  Uno dei pensieri di Trentin: “Cambiare le proprie condizioni con le proprie mani costruendosi il futuro senza capipopolo, con l'azione collettiva”. Parole che rimbobono ancora oggi, parole di speranza.

Al convegno nazionale della Fondazione Di Vittorio, il compagno Antonio Giallara, delegato sindacale della Fiom -Cgil alle carrozzerie di Mirafiori, è stato uno dei protagonisti del Consiglio di Fabbrica di Mirafiori. Nelle vertenze e lotte sindacali alla Fiat conobbe Bruno  Trentin, riportiamo la sintesi del suo intervento.

Giallara: ho accolto con grande piacere l'invito della Fiom di Torino e Nazionale di portare la mia  testimonianza su Trentin, sono orgoglioso di essere presente al convegno anche per il fatto che sono trascorsi 15 anni da quando lavoravo alle carrozzerie di Mirafiori, a questo convegno avrei voluto vedere uomini e donne giovani, oltre a noi che ormai abbiamo i capelli bianchi, questo proprio perché Bruno Trentin era una figura che guardava al futuro, investiva sui giovani ed  esprimeva modernità.

Quando ho visto Trentin per la prima volta ho subito avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un grande uomo, grande in quanto trasmetteva fiducia e saggezza per la sua intelligenza e una grande conoscenza delle cose di cui parlava. Anche nelle immagini rappresentate nelle foto in questo convegno esprime fierezza, ciò che colpiva di lui era intelligenza e autorevolezza nell'affrontare i problemi. Questi valori e meriti sono stati riconosciuti sempre e dai compagni di Cisl e Uil ma anche dagli avversari politici: controparti e imprenditori.

Trentin dalle lotte del 68-69, con il contratto del 69 ha saputo in quelle occasioni raccogliere le spinte, il progetto che veniva dalle domande degli operai così come le altre figure professionali (che gli anni bui tornano ad alzare la testa).

Erano lotte con al centro il salario, l'eguaglianza e la democrazia; i diritti e la rappresentanza, l'unità e i consigli di fabbrica, la strada che ha portato poi alla unità sindacale dentro la FLM. Trentin era il  promotore di tutto ciò, di un sindacato che avesse queste caratteristiche.

Un sindacato che studiava i cambiamenti, che non si accontentava solo di denunciare l'esistente ma che studiava i cambiamenti, gli elaborava, un sindacato che partiva dall'analisi delle condizioni di lavoro. Trentin era una cultura nel sindacato e  la sua autonomia. Uno spessore culturale nel sindacato che oggi faccio fatica a ritrovare.

Trentin era un caparbio, si batteva per le sue idee anche con  noi operai. Emblematico ai cancelli della Fiat durante i 35 giorni: si discuteva tra mobilità e cassa integrazione, venne a battersi per farci passare dalla lotta a oltranza a quella alla lotta articolata, quella battaglia sulle forme di lotta Trentin la perse, sappiamo tutti poi come andò a finire la storia. Da un lato, secondo me, la causa vera sta nel  fatto che il sindacato non colse i cambiamenti che avvenivano; dall'altro, la Fiat si accingeva a restaurare un clima pesante e antisindacale, licenziando i migliori delegati e quadri sindacali.

In quella esperienza abbiamo imparato quanto è fondamentale la centralità della contrattazione e la rappresentanza attraverso i delegati eletti direttamente dai lavoratori.

Oggi governo e Confindustria vogliono che il sindacato si occupi di servizi e non di contrattazione, dobbiamo fare molta attenzione in quanto senza contrattazione non c'è sindacato autonomo. Non c'è sindacato!

Bisogna ritornare in mezzo alla gente, lo diciamo spesso, quale arma migliore sen quella di ripartire dalle condizioni di lavoro e dai diritti. Se non ripartiamo da queste questioni saremo inesorabilmente portati alla sconfitta e alla solitudine.

 

UNA LOTTA OPERAIA