note

13 FEBBRAIO 2009

SCIOPERO GENERALE

DEI LAVORATORI METALMECCANICI

E DEI PUBBLICI DIPENDENTI CON

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

 

La crisi avanza ma Governo e Confindustria continuano a proporre quelle stesse ricette economiche e sociali che hanno portato ad essa. Bisogna cambiare davvero e prima di tutto è necessario:

 

1) DIFENDERE L’OCCUPAZIONE

Bisogna fermare i licenziamenti e la chiusura delle aziende, bloccare le delocalizzazioni.

Oltre che sostenere investimenti su ricerca ed innovazione,  le risorse che lo stato deve mettere  in campo devono essere finalizzate a questi obiettivi

 

2) FERMARE LA PRECARIETÀ

Sono migliaia i lavoratori con contratto atipico che già ai primi cenni della Crisi sono stati lasciati a casa ( Licenziati).

Altre migliaia rischiano in breve tempo di incappare nel licenziamento.

Bisogna estendere, da subito, a tutti i lavoratori ,anche per i precari, a prescindere dalla dimensioni dell’impresa in cui operano, la cassa integrazione al posto dei licenziamenti.

 

E’ necessario, inoltre,cambiare le leggi che hanno fatto dilagare la precarietà del lavoro.

 

3) DIFENDERE IL SALARIO

Togliere i tetti alla Cig, riportando l’erogazione all’80% della retribuzione.

 

Tutto questo si può fare senza costi aggiuntivi per lo Stato:

 

Esiste un fondo finanziato da lavoratori e dalle imprese, gestito dall’Inps. I soldi della Cigs, sono soldi nostri.

Questo fondo è in attivo per  13Mld (26.000 miliardi, circa, di vecchie lire).Le risorse, quindi, ci sono.

 

 

 

 

Anche per questi obiettivi il 13 di Febbraio

i lavoratori metalmeccanici scioperano e

manifestano

 

To. febbraio2009

 

 

13 FEBBRAIO 2009

SCIOPERO GENERALE

DEI LAVORATORI METALMECCANICI

E DEI PUBBLICI DIPENDENTI CON

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

 

 

Dalla Crisi si esce con un piano di investimenti, anche pubblici, orientati verso la ricerca e l’innovazione dei prodotti e mettendo in campo interventi che sostengano l’occupazione :

Estendendo l’utilizzo della cig a tutti i lavoratori, compreso i precari; portando l’indennità di cig all’80% della retribuzione.

Per evitare un ulteriore caduta dei consumi e di conseguenza un aggravamento della crisi, è fondamentale definire interventi atti a

 

Sostenere il Reddito dei Lavoratori:

 

·        DETASSARE LE TREDICESIME E L’ASSEGNO DI CASSA INTEGRAZIONE

 

·        RESTITUIRE IL DRENAGGIO FISCALE (360 euro per il solo 2008);

 

·        DETRAZIONE DALLE TASSE DELLE SPESE SOSTENUTE PER I FAMILIARI NON AUTOSUFFICIENTI

 

Le risorse per i lavoratori e i pensionati si recuperano tassando le rendite finanziarie e le stock-option dei manager, usando i soldi destinati inutilmente dal Governo alla detassazione degli straordinari e rilanciando una seria lotta alla evasione fiscale e contributiva.

 

Dalla crisi si esce investendo sulla innovazione e riconoscendo valore e dignità al lavoro

 

Anche per questi obiettivi il 13 di Febbraio

i lavoratori metalmeccanici scioperano e

manifestano

 

To.febbraio2009

 

 

 

                 

   

 

13 FEBBRAIO 2009

SCIOPERO GENERALE

DEI LAVORATORI METALMECCANICI

E DEI PUBBLICI DIPENDENTI CON

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

 

Governo e Confindustria, usano la crisi per scaricare i costi sul lavoro dipendente e per colpire pesantemente diritti e condizioni di lavoro.

Con l’Accordo separato con Cisl Uil e Ugl vogliono definire una struttura contrattuale che riduca la possibilità di recupero salariale e allarghi la flessibilità:

 

  • ridimensiona il ruolo dei Contratti nazionali. Il CCnl, lunico strumento che definisce aumenti che vanno a tutti i lavoratori della categoria, Nei fatti, diventerebbe uno strumento per programmare la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Infatti, il rinnovo da Biennale diventa Triennale; il dato di inflazione è previsto venga depurato dall’andamento dei prezzi dei prodotti energetici importati; è previsto inoltre la riduzione del valore punto. Se si fossero applicate queste regole, i metalmeccanici avrebbero preso 92,65 € lorde al 5° livello, anziché 127 e 79,90 € lorde al 3° livelloanzichè 109,54

 

 

  • consegna alla contrattazione aziendale la possibilità di agire solo sul salario totalmente variabile.

 

Tutto ciò in aggiunta ai provvedimenti che allargano la precarietà del lavoro, ed al tentativo di cancellare il recente e moderno testo unico sulla sicurezza sul lavoro.        

 

PER PIU’ DIRITTI E PIU’ SALARIO

 

I Contratti nazionali possono e devono determinare un aumento reale dei salari, delle tutele e dei diritti.

La Contrattazione aziendale oltre ad intervenire sul miglioramento delle condizioni di lavoro deve garantire aumenti salariali certi.

 

Va difeso il testo unico sulla sicurezza.

 

E’ necessaria una legge sulle rappresentanze che garantisca, attraverso il voto referendario, l’ultima parola sulle piattaforme e sugli accordi ai lavoratori, unico argine agli accordi separati.

 

Anche per questi obiettivi il 13 di Febbraio

i lavoratori metalmeccanici scioperano e

manifestano

 

To.febbraio2009

 

 

 

A cura dell’Ufficio Sindacale Fiom Torino                                           

 

Cancellare Diritti, Ridurre i Salari

per Legge e per Contratto

 

I provvedimenti del Governo e l’accordo sulle linee guida  per la riforma della struttura contrattuale tra  Confindustria  e Cisl Uil, operano in concorso tra loro per raggiungere tale obiettivo.

 

I Provvedimenti del Governo

 

Con il decreto legge 112, convertito dalla legge 133, è arrivato il primo piatto forte dell'era Sacconi-Brunetta.

 

Con il pretesto di semplificare le procedure burocratiche, come chiesto da Confindustria, il Governo ha avviato una sistematica opera di smantellamento della legislazione sul lavoro,  in molti casi, scrivendo norme palesemente incostituzionali o in contrasto con la normativa europea.

 

Le nuove norme, in apparenza esaltano il ruolo della contrattazione collettiva, ma, nei fatti puntano a consegnare alle imprese la possibilità di derogare in senso peggiorativo le già deboli regole generali, superando un consolidato principio di gerarchia, ponendoli tutti sullo stesso piano, tra i diversi livelli di contrattazione (nazionale/territoriale/aziendale).

Si colpisce, così, al cuore la funzione del Contratto Nazionale

 

Le norme più pericolose ed insidiose riguardano i contratti a termine, l'apprendistato, l'orario di lavoro.

 

CONTRATTO A TERMINE

 

Viene specificato che il contratto a termine è possibile a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, “anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro”. Si vuole sancire, con ciò, la totale libertà dell'impresa di scegliere a suo piacimento se assumere a tempo indeterminato oppure a termine. Nel testo permane una contraddizione, in quanto, la legge continua ad affermare che “Il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato” e che per poter assumere a termine ci deve essere una specifica ragione particolare.

Bisogna ricordare, inoltre, che continua a valere la norma che affida alla contrattazione collettiva nazionale la definizione delle percentuali massime di possibile ricorso ai contratti a termine.

 

Per la durata totale di uno o più contratti a termine, continua a valere la norma che fissa, per la conferma a tempo indeterminato, il tetto a 36 mesi con la possibilità di una sola eventuale proroga, ma, la legge 133, aggiunge che la stessa regola può essere sostituita da altre stabilite dalla contrattazione collettiva di qualunque livello, compresa quella aziendale. Quindi la legge 133 stabilisce il principio secondo cui la contrattazione collettiva di qualunque livello può derogare in peggio la Legge.

 

Lo stesso principio vale anche per il diritto di precedenza.

La norma attuale prevede per quei lavoratori che abbiano lavorato per più di 6 mesi con contratto a termine presso la stessa azienda (purchè ne facciano richiesta) e  nel caso in cui questa effettui assunzioni a tempo indeterminato nei 12 mesi successivi, il diritto di precedenza nelle assunzioni. Anche in questo caso la Lgge 133 da la possibilità di derogare in peggio  dalla norma di cui sopra, attraverso la contrattazione collettiva di qualunque livello.

 

E’ stata poi inserita una norma transitoria che impedisce di rivendicare il loro diritto ad un contratto a tempo indeterminato a quei lavoratori che hanno in corso una causa o a favore dei quali sia stata emessa una sentenza non definitiva a seguito di gravi violazioni da parte dell’azienda (mancanza di una motivazione valida per apporre il termine e la proroga del contratto oltre i limiti consentiti). La legge 133/08 stabilisce, infatti, che hanno solo diritto ad un indennizzo economico variabile da 2,5 a 6 mensilità. Siamo di fronte ad una norma palesemente incostituzionale, perché discrimina rispetto al principio di uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge.

 

APPRENDISTATO

 

L’apprendistato è definito “contratto a causa mista” perché prevede un alternanza tra i periodi di lavoro e i periodi di formazione.

Era prevista, nella precedente normativa, una durata minima di 2 anni e massima di 6 anni.

Le aziende dovevano garantire la formazione necessaria per consentire il raggiungimento della qualificazione professionale prevista, qualificazione che doveva essere certificata.

Bisogna sempre ricordare che a fronte di un impegno nella formazione, le aziende ottengono sgravi contributivi.

Inoltre, i lavoratori assunti con questo tipo di contratto entrano con livelli di inquadramento e salari più bassi.

Fino all’entrata in vigore della legge 133 vi era per tutti la garanzia di una durata minima di 120 ore annue di formazione, ed era riconosciuto un ruolo delle Regioni nella definizione dei profili formativi, delle modalità con cui doveva svolgersi la formazione e  certificata la qualificazione.

 

La legge 133/08 ha introdotto le seguenti modifiche:

 

ü        Non è più prevista per legge una durata minima, la cui definizione è lasciata alla contrattazione collettiva di qualunque livello, compreso quello aziendale.                      Fanno diventare l’apprendistato il contratto, in assoluto, più conveniente per le aziende.

 

ü        Se un’azienda decide di fare la formazione totalmente al proprio interno e con mezzi propri, la regolamentazione della durata e delle modalità di erogazione della formazione e la certificazione sono regolamentati esclusivamente dalla contrattazione collettiva a qualsiasi livello. In questo modo si elimina, al netto degli oneri, qualsiasi ruolo del soggetto pubblico.

 

La norma è immediatamente operativa.

E' importante, nella contrattazione, impedire lo snaturamento del contratto di apprendistato.

 

 

ORARIO DI LAVORO

 

La legge 133 effettua numerose modifiche al decreto legislativo 66/2003, ossia la legge base in materia di orario, e tutte sfavorevoli ai lavoratori:

 

ü      Viene aggiunto il settore delle guardie giurate a quelli ai quali non si applica la normativa generale sull’orario di lavoro; finora esisteva una deroga limitata a casi particolari indicati in apposito decreto ministeriale;

ü      Il lavoro svolto (e quindi non la semplice disponibilità!) in regime di reperibilità non interrompe il periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive;

ü      Il riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive sommato alle 11 ore di riposo giornaliero può essere calcolato come media su un arco di 14 giorni (palese contrasto con art. 36 della Costituzione)

ü      La deroga al riposo settimanale viene estesa al caso di cambio turno (in precedenza era limitata al cambio squadra)

ü      Alcune deroghe previste dall’art. 17 su norme relative a varie questioni (riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, ecc…) è affidata in via prioritaria alla contrattazione collettiva nazionale e viene estesa, se il livello nazionale non ha provveduto, anche ai livelli territoriale ed aziendale.

 

Anche in questo caso si riconosce alla contrattazione una funzione di deroga in peggio rispetto a quanto stabilito da Leggi e Contratti.

Come è presumibile, le aziende tenteranno di stabilire attraverso accordi con le RSU un peggioramento delle condizioni rispetto a quelle stabilite dalle leggi e dai CCNL.

 

L’obiettivo che si pone il Governo è quello di consentire ai livelli aziendale e territoriale, di determinare condizioni normative e retributive più basse di quelle previste dai CCNL e dalla legge. Punta, cioè a rompere ogni forma di tenuta solidale dei lavoratori.

 

La filosofia della semplificazione e di liberare da tanti compiti ritenuti burocratici è ulteriormente rafforzata da altri interventi di deregolamentazione come:

 

ü      Abrogazione del libro paga e libro matricola e loro sostituzione con il libro unico del lavoro. Nel libro unico dovranno essere registrati tutti i dati relativi al rapporto di lavoro ed al suo svolgimento (presenze, straordinari, assenze, ecc…) per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla natura del rapporto di lavoro (dipendente o no). I dati dovranno essere registrati entro il 16 del mese successivo: tutto ciò va contro le misure già adottate contro il lavoro nero. Il libro unico può essere tenuto presso la sede legale dell’azienda (che può essere anche a molti km di distanza dalla sede o stabilimento oggetto di controllo ispettivo) o presso i consulenti del lavoro. Anche il lavoro degli ispettori non potrà che subire negativamente queste novità.

La consegna al lavoratore di copia delle registrazioni effettuate sul libro unico     può sostituire la consegna del listino paga

ü      Lavoro accessorio: era stato istituito dalla legge 30/2003  e non era mai stato utilizzato. Con la legge 133/08 vengono fissate nuove modalità di utilizzo (ad esempio pensionati e giovani con meno di 25 anni iscritti ad una scuola superiore o università durante i periodi di vacanza), viene abrogata la norma che limitava il lavoro accessorio a determinate categorie di lavoratori, viene assegnato al Ministero il compito di individuare il concessionario del servizio di gestione dei voucher e le modalità operative di versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi (temporaneamente saranno INPS e le agenzie per il lavoro individuate dal decreto 276/2003, tra cui rientrano anche le università, le scuole medie superiori, i comuni, camere di commercio, organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, enti bilaterali e associazioni disabili, a condizione che abbiano la prevista autorizzazione).

 

 

 

Sono poi abrogate un’altra serie di norme:

 

·        Cancellazione della legge 188/07, entrata in vigore il 1° marzo di quest’anno, che aveva introdotto una procedura per le dimissioni volontarie, ossia di quella norma che puntava ad impedire la pratica della firma delle dimissioni in bianco;

·        Cancellazione della norma che dava la delega al Governo per adottare misure tendenti a disincentivare  il il part-time fino a 12 ore settimanali;

·        Cancellazione della norma che aveva cercato di evitare per i lavoratori disabili la possibilità di essere assunti da cooperative e non dalle aziende (ciò significa che oggi è nuovamente possibile farlo);

·        E’ stato ripristinato il lavoro a chiamata. E’ stata cancellata la norma che ne prevedeva l’abrogazione;

·        Cancellazione delle norme che istituivano gli indici di congruità, necessari per evitare che un’impresa che dichiara di avere 3 dipendenti possa concorrere ad un appalto milionario;

·        Sono stati soppressi una serie di commi della legge 247/07 (protocollo welfare) che consentivano alla contrattazione collettiva nei settori del turismo e dello spettacolo la possibilità di istituire particolari rapporti di lavoro per far fronte ad esigenze di breve durata.

 

Le norme modificate o cancellate manifestano tutta la loro pericolosità.

E’ necessario, nell’agire contrattuale ai diversi livelli , garantire che il CCNL resti lo strumento generale ed universale e ridando alla contrattazione aziendale il compito di migliorare le condizioni stabilite dalle Leggi e dai Contratti Nazionali.

 

 

 

 

 

 

I’Accordo Separato tra Confindustria e Cil- Uil sulle linee guida

per la Riforma della Struttura Contrattuale

 

Dopo la presentazione da parte della Confindustria del documento sulla Riforma della struttura contrattuale, su tale materia è stato Firmato tra Confindustria  e Cisl e Uil un Accordo sulle linee guida.

Al di là di una stesura, nella forma più elastica, è rimasto intatto l’impianto di “Riforma” proposto da Confindustria nel suo documento. Tutto viene totalmente subordinato alle esigenze delle imprese, annullando l’autonomia del sindacato e delle Rsu. 

 

Ø      il documento fissa le modalità contrattuali fino a prevedere il controllo dei comportamenti dei diversi soggetti sociali, regolando il conflitto e prevedendo sanzioni per le violazioni.

 

Ad un Comitato interconfederale viene affidata la verifica della congruenza delle Piattaforme con quanto definito Accordo Interconfederale, ledendo così l’autonomia delle categorie. Altrettanto, viene fatto a livello di categorie rispetto alla Contrattazione aziendale. Sono previsti 7 mesi, dalla presentazione della Piattaforma di moratoria (assenza di conflitto).

 

La mancata soluzione in sede di conciliazione dell’eventuale controversia che dovesse insorgere nella applicazione delle “regole  stabilite”, prevede il ricorso ad un collegio di arbitrato, secondo procedure da stabilire nei CCNL o da Accordo Interconfederale.

Il Collegio potrà disporre sanzioni a carico della organizzazione sindacale e/o Rsu che dovesse fuoriuscire dalle “REGOLE” (sospensione dei permessi sindacali, fino a 50.000 € di sanzione economica, estromissione dai tavoli di trattativa) mutuando per accordo quanto previsto dalla Legge n°146, per lo sciopero nei servizi pubblici.

 

Ø      il Contratto collettivo nazionale di lavoro diventerebbe, nei fatti, strumento di programmazione della riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori, con il superamento di fatto della titolarità negoziale delle categorie.

 

Prevede una durata triennale del Ccnl sia per la parte normativa, sia per quella retributiva

Per gli aumenti retributivi si fa riferimento alla inflazione prevedibile (l’elaborazione della previsione viene commissionata ad un soggetto terzo). Questo dato deve essere depurato dal valore dell’inflazione relativamente ai prodotti energetici importati.

Per determinare il valore punto per la determinazione dell’aumento contrattuale, non si fa più riferimento al salario globale convenzionale medio di categoria, ma solo ai minimi contrattuali (Paga Base + Scatti anzianità).

Non è previsto nessun meccanismo di recupero in caso di discostamento tra l’inflazione prevista e quella reale.

La definizione eventuale di una soluzione per tale problema è demandata al tavolo negoziale generale (Governo, Confindustria e le altre associazioni datoriali, Sindacati), ma, si precisa quanto segue:

·        viene affidata al Comitato Interconfederale la verifica circa “la significatività (?) degli scostamenti” eventuali

·        in ogni caso devono essere esclusi recuperi relativi alla inflazione derivante dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati

·        l’eventuale riconoscimento comporterà la variazione dei minimi.

 

L’attuale modello prevede il recupero ogni biennio.

Come già stimato dall’Ires Cgil un lavoratore perderebbe mediamente, se si applicassero queste regole per il quadriennio 2008-2011, rispetto all’attuale modello contrattuale, circa 1.900 €, di cui 1032 solo per effetto della riduzione del valore punto.

 

Se fossero state in vigore queste regole ecco come si sarebbe chiuso il biennio contrattuale ultimo:

anziché 127€ al 5° livello (109,54 € al 3° livello), per via della riduzione del valore punto da 17,55€ a 15,35 € e dell’effetto depurazione del dato di inflazione dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati (-0,4% x ogni anno), si sarebbe conclusa la vertenza con un aumento pari a 92,65€ lordi al 5° livello   (79,90€ al 3° livello)

 

Ø      il Contratto definisce confini rigidi entro cui esercitare la contrattazione aziendale.

 

La Contrattazione aziendale potrà esercitarsi esclusivamente su ciò che il CCnl gli attribuisce. Se si fuoriesce da quanto stabilito, anche se definito per Accordo tra le parti in azienda, l’Accordo può essere impugnato e reso nullo. Viene, invece, prevista la possibilità di derogare al ribasso dal CCNL rompendo il vincolo di solidarietà generale; la contrattazione aziendale, sul Salario verrebbe limitata solo agli aumenti retributivi totalmente variabili, legati a redditività e produttività di ogni singola impresa;

 

                   

Ø      gli Enti bilaterali tra Associazioni industriali e sindacali potrebbero gestire tutti gli aspetti più rilevanti dello Stato sociale, a partire dalla formazione e dal collocamento.

 

L’insieme della proposta configura un cambiamento della natura del sindacato dei lavoratori puntando a relegarlo ad un ruolo subalterno alle imprese e di servizio.

 

Bene ha fatto la Cgil a respingere e non sottoscrivere tale accordo, perchè:

  • Un Accordo con la sola Confindustria accede all’idea che vi possono essere diversi modelli di struttura contrattuale tra lavoratori Pubblici, Privati, Artigiani ecc., assecondando i processi di frantumazione del lavoro,
  • Propone la programmazione della riduzione del potere d’acquisto dei salari, attraverso la riduzione del ruolo e del peso del Ccnl e con una contrattazione aziendale vincolata dal salario totalmente variabile,
  • Propone un impianto di regole autoritario. Cancella in un colpo solo l’autonomia delle categorie e cancella il ruolo e la funzione della Rsu. Tutto il sistema viene governato centralmente da un comitato interconfederale, prevedendo la possibilità di conciliare in tale sede o di fare ricorso ad un Collegio di  arbitrato, il quale può disporre sanzioni (vedi quanto già sopra richiamato)
  • Propone di mutare radicalmente la natura del sindacato. Non occuparsi più delle condizioni di lavoro, del salario, della sicurezza, della stabilizzazione dell’occupazione, per concentrarsi attraverso gli enti bilaterali sulla gestione delle assunzioni, di formazione, di come ricostruire nel privato, attraverso il sistema assicurativo, pezzi di welfare lasciati scoperti dai tagli continui alla spesa sociale

 

Tutta l’organizzazione è impegnata nella mobilitazione per respingere tale progetto.

Oltre alla mobilitazione di carattere generale, questo richiede, una pratica sindacale nei luoghi di lavoro che riguadagni capacità di intervento e di risposte alternative sul governo dei processi di ristrutturazione e sulla crisi, di capacità di risposta a partire dalle vertenze aziendali ai problemi relativi alle condizioni di lavoro, dei diritti, per il superamento del lavoro precario, sul salario, che ridisegnino i rapporti di potere dentro le imprese.

Se non riconquistiamo potere di contrattazione nei rapporti diretti dentro l’impresa è impensabile che si riesca a farlo sul piano più generale.

 

 

Torino, 28 ottobre 2008